I vantaggi della sofferenza

Il titolo non è tra i migliori, lo ammetto, fuorviante, forse leggermente d’effetto. Ci tengo a dirvi che la sofferenza è un tema che mi sta molto a cuore, negli ultimi anni ho conosciuto la sofferenza di molte persone, ho anche conosciuto, per la prima volta, la mia.

È stata una costante, sempre presente, non se ne perdeva una.

La mia sofferenza non è sempre stata solo mia, più spesso causata dagli altri. Sono stata una spugna, ma non di quelle economiche, direi più di quelle costose, che sanno fare il loro lavoro. Ho assorbito storiacce che si son legate, una ad una, nel mio stomaco, e forse è per quello che per un po’ ho anche smesso di mangiare. Troppo piena.

Ma torniamo alla sofferenza.

Ci sono vantaggi nella sofferenza? Ecco si, nel titolo avrei dovuto probabilmente formulare una domanda.

Perché soffriamo? Penso che, nella maggior parte dei casi, non sappiamo leggere e interpretare le emozioni che proviamo. Tutto a un certo punto diventa troppo, o troppo poco. Succedono cose tristi nelle nostre vite. Perdiamo amici, familiari. Riponiamo fiducia nelle persone sbagliate. Siamo traditi. Non ci vediamo bene. Non stiamo bene. Anni di sacrifici, carriere costruite, tutto se ne va.

Non accettiamo la perdita, perdere qualcosa è doloroso. Il dolore causa sofferenza. E così un ciclo che gira all’infinito.

La sofferenza è qualcosa di estremamente personale, ma sono piuttosto d’accordo del recente smantellamento, soprattutto attraverso i social, delle cattive credenze sui disturbi mentali. Anche quella è sofferenza.

Le Star fanno outing dichiarando di soffrire di attacchi d’ansia, panico, si fanno selfie mentre piangono e ci tengono a farci sapere, perché sicuramente nessuno di noi lo aveva ancora capito, che la vita sui social non è reale.

Io tendenzialmente sto male a vedere qualcuno stare male. Ed è così da, tipo, sempre, a prescindere dal suo status.

Considerate che, due anni fa, una pagina animalista che seguivo su instagram pubblicò un contenuto sensibile da me visto: un cane urlante cucinato vivo. Ho ancora gli incubi la notte. E probabilmente da oggi anche voi.

Sulla sofferenza mi interrogo spesso, il dolore è generalmente considerato un mezzo per raggiungere un fine. Adesso magari vi sembrerà che non sia così, ma lo è. Vi spiego.

Spesso cerchiamo dolori, sia monumentali (andare in guerra) che banali (andare in palestra). Corriamo maratone, facciamo figli e lavoriamo per lunghe ore in ufficio, il tutto in attesa di ricompense incerte. È come se pensassimo che senza sofferenza non potrebbe arrivare qualcosa di grande, di buono.

Il cosiddetto effetto Ikea suggerisce di associare il valore allo sforzo: le persone sono spesso disposte a pagare di più per articoli che richiedono assemblaggio. Trovare modi creativi per aggiungere attrito alle nostre vite è un percorso sicuro per rendere le attività più significative”.

Il vantaggio della sofferenza esiste, chi ha sofferto è generalmente più sensibile, aperto, buono. Certo, mica sempre, perché se la sofferenza vi ha resi cattivi, allora, in quel caso, l’avete solo sprecata.

Carlotta Tomaselli

(La foto in copertina è di un progetto fotografico molto interessante, firmata: Matteo Rigosa)

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