Vedo, sento, parlo…

La storia dei tempi che viviamo è una storia triste. Della poesia della malinconia non è rimasto nulla o, forse poco più, di una facciata fatta di pixel ed onnipotenza derivante dall’onniscienza del citazionismo rapido di GOOGLE. Il sapore del pane ancor prima che cominciassi a fumare, la distanza chilometrica tra i giorni tutti uguali in attesa di un mediocre AVVENTO e quelli che sarebbero seguiti leggermente diversi perché avevi deciso, per presa di coscienza o solo per stupida decenza, di perseguire un obiettivo, di dare un senso al tuo moto rettilineo uniforme su questa cazza di Terra, tu tutto questo lo ricordi ancora?

Un applauso inopportuno in Parlamento. Una guerriglia mediatica per un certificato verde. Brucia la seconda Repubblica* in nome di una mancata libertà. ”Tu quoque , Brute, fili mi!!!”, tu che non siederai mai alla destra del Padre. Tra spauracchi fascisti agitati dal vento democratico, nell’assenza di ragionamento che non fa del fascio uno stile di vita ma minimizza il tutto alla sede legale in via Napoleone III di CasaPound. Nella confusione dell’essenza individuale che ad oggi legittima ognuno di noi a non far distinzione tra destra e sinistra e a non avere neanche il buon gusto di lasciare in pace il prototipo del democristiano per indicare chi non prende posizione nella propria vita.

Una storia triste, quella della politica italiana odierna, fatta di qualunquismo e sfacciato sentimentalismo che fa leva sulla necessità di non emanciparsi nella coscienza. Gregge di pecore, pecore nere, pastori improvvisati e polizia a cavallo… esisto sui social dunque sono. Cosa siamo? Siamo liberi di scrivere qualsiasi minchiata ci passi per la testa, di legittimare ogni nostra irresponsabilità civile purché imbellettata da un filtro che la renda più accettabile ma la faccia rimane, nell’essenza, comunque moralmente deprecabile.

La finzione, ah quanto la amo! Amo di lei la capacità di distogliere la necessità di comprendere che non esiste la verità ma una tra le tante verità, nell’accettazione degli altri e nella comprensione filosofica degli articoli. Amo di lei la felicità che regala all’idiota nel fargli credere di essere dotato di intelletto e nell’esoneralo nel mettersi in discussione. Amo di lei il metallo che risuona nella cacofonia delle imprecazioni rivolte al più povero dal meno povero in una guerra, indovinate, si tra poveri. Adoro la dissimulazione dei camaleonti mediatici, di un paio di ciabatte il cui acquisto consapevole avrebbe richiesto l’intervento della polizia per aver assassinato il buon gusto ma vendute nell’arena del 2021 e pagate come oro, l’oro della chioma di chi “influenza” ed ha la capacità di influenzare milioni di persone. La libertà di scegliere consapevolmente di essere servi, e servili, di una società dei consumi e bisogni indotti, in assenza di capacità di discernimento. Gomma…

Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata e rifare il mondo. La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo non si distrugga”. A. Camus.

E la mia generazione è ancora in grado di pensare di dover avere un compito? È ancora capace di autodeterminarsi? Quella autodeterminazione che non ci rende liberi ma ci impone di essere meno schiavi? È ancora capace di essere coerente negli errori e di imparare dalle false verità che ogni tempo racconta a chi lo vive? 21 grammi. Il peso dell’anima, così dicono. Ma un’anima siamo ancora capaci di averla non senza macchia, o senza colpa, ma convivente con il rimorso per aver inferto un torto, ribelle per far si che torti non siano subiti da alcuno, giusta per impegnarsi a riparare i torti subiti dagli altri. La risposta non c’è in fondo a questa pagina e poi perché mai dovrebbe trovarsi stretta e costretta in questo scritto. La risposta è in ognuno di voi, cercatevela! Possibilmente senza l’utilizzo di Google maps.

*Non utilizzo l’espressione terza o quarta Repubblica perché le fasi politiche ed i termini giornalistici con i quali indicarli in questo momento storico non hanno una forma che riesco consapevolmente e razionalmente a definire.

Marina Rizzo

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