BellaDonna – La bella e letale incantatrice

La Belladonna (Atropa belladonna) è una pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae.

Diffusa sia in Europa Centrale che in Africa e Asia, ama le alte latitudini e per questo motivo è più facile trovarla nelle radure e nei boschi appenninici e alpini.

Foglie e fusto sono caratterizzati da una particolare peluria dall’odore non proprio gradevole; i fiori sono di un caratteristico colore viola mentre le sue bacche scure sono ricche di semi.

Il suo nome atropa (in greco Ατροπος ovvero l’immutabile, l’inevitabile) deriva dal nome di Àtropo, la più anziana delle Moire, affascinanti figure della mitologia greca che rappresenta il destino finale della morte d’ogni individuo poiché decide la durata della vita, recidendone il filo sul suo telaio.

Il nome belladonna, invece deriva dal gergo popolare veneziano del 1500, in riferimento al fatto che il succo delle sue bacche  veniva usato come cosmetico dalle donne, per la cura della pelle e degli occhi.

PROPRIETA’ E UTILIZZI DELLA PIANTA

La belladonna è una delle piante più utilizzate nella medicina tradizionale, ma anche tra le più pericolose e addirittura letali se non dosata correttamente.

Le sue foglie contengono alcaloidi, fra cui i principali sono l’atropina, che svolge un’azione eccitante e allucinatoria e la scopolamina, invece ad azione depressiva e ipnotica.

Le proprietà fitoterapiche della belladonna sono svariate. La pianta agisce soprattutto a livello del sistema nervoso, cura l’insonnia ed è utile per disturbi come mal di gola, bronchite e sintomi dell’influenza, congiuntiviti e dolori mestruali. Risulta anche un ottimo rimedio per contrastare eczema e dermatiti ed è particolarmente efficace in caso di gastriti,  bruciori di stomaco e ulcere.

AVVERTENZE E CONTROINDICAZIONI

Come già anticipato, la belladonna ha effetti tossici o addirittura mortali e per questo motivo non si dovrebbe utilizzare né direttamente né secondo estrazioni tradizionali, bensì sotto forma di estratto titolato e standardizzato, o in formulazioni omeopatiche. Vista la pericolosità della pianta è fondamentale che qualsiasi utilizzo avvenga solo sotto stretta supervisione medica.

TRA STORIA E MAGIA

In passato, la belladonna era una pianta largamente diffusa ma portava con sé un certo malcontento. Era considerata un ottimo anestetico anche la sua fama la vuole uno dei più potenti veleni.

I romani, infatti durante la caccia imbevevano la punta delle frecce nell’estratto di belladonna, in modo da amplificare il potere letale dei loro tiri.

Si narra, inoltre che gli scozzesi respinsero l’attacco degli invasori danesi avvelenando con il succo delle bacche di belladonna la birra scura dei loro rivali; il loro capo era Macbeth, immortalato poi nell’omonima tragedia di Shakespeare.

Nella mitologia greca, la belladonna era una delle erbe coltivate nel giardino di Ecate, che insieme con il giusquiamo, lo stramonio e la mandragora, venivano usate dalle streghe nella preparazione degli unguenti che permettevano loro i voli notturni, in realtà “viaggi” psichici.

La superstizione popolare sostiene che una pianta di belladonna collocata ai lati della casa allontani spiriti impuri ed energie negative.

La belladonna è, dunque una pianta benefica e maligna allo stesso tempo, che racchiude l’intero ciclo dell’esistenza, la vita e la morte.

Ricorda, prima della raccolta e dell’assunzione, bisogna saper riconoscere e conoscere le piante. Abbi cura e rispetto quando le raccogli, non strapparle ma tagliale così da farle ricrescere più forti.

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