Buon viaggio Raffaella Carrà, da Trieste fino alle stelle

Scrivere un pezzo su Raffaella, dopo che in questi giorni è stato scritto di tutto. Una bella sfida.

Cosa si potrebbe aggiungere alle parole e alle immagini a lei dedicate?
Nelle mie ricerche, ho trovato quello che ci si aspetta: Raffaella contro corrente, l’ombelico, il Tuca Tuca con Enzo Paolo turchi, ma anche con Sordi, il caschetto e i lustrini, fantastico con Corrado e Carramba con Maradona.
Storia già scritta, milioni di interviste, Rumore tradotto in più lingue, la sua eccentricità sulla scena e la solidità fuori.


Si, perché Raffaella, più di ogni altra cosa, ispirava fiducia. E non solo dovuta al fatto che le sue prime immagini sullo schermo sono legate ad una Italia che si avviava al boom economico, ma il suo esser così fiero e la fermezza con la quale ha sempre difeso scelte e idee dovrebbe oggi ispirarci un po’ di più.


Noi donne, che da bambine, con le gonne a palloncino abbiamo piroettato su Ballo Ballo e che da ragazzine, alternative come poche, alla fine, chissà come mai, abbiamo cantato Pedro a qualche amica per tirarle su il morale, abbiamo davvero qualcosa da imparare da Raffa.


Cresciuta da due donne – madre e nonna – e per dirla con le sue parole “non venuta così male”; rammaricata di non aver mai potuto adottare fisicamente (le leggi di un tempo, ed anche la cultura, ahimè ancora oggi persistente in alcuni contesti) ha donato amore a tutti i bambini che ha adottato a distanza e che aveva fatto adottare grazie proprio al suo programma che portava quel nome, “Amore”. Un sentimento che molti hanno provato per lei, per la sua battaglia contro stereotipi e pregiudizi, dimostrando che non è un body che fa una donna, ma è davvero la testa, e che le gambe servono si per ballare e camminare a testa alta.


Perciò, tutto quello che ho in testa, è solo una proiezione del racconto della storia di una donna, che imitavo da bambina e che ho imparato ad apprezzare da adulta, aldilà delle carramabate e dei toni pop, per il suo esser così emblematica, sempre diversa, eppure così uguale a se stessa.


Non c’è molto da aggiungere a quello che lei stessa ci ha raccontato in questi anni. Alla fine di tutto, resta solo da dire, semplicemente, “ciao Raffaella e grazie”.


Ps: ti devo un grazie particolare, quello di avermi fatto superare il tradimento di Bonucci e avermelo fatto ri-amare. Tu sai di che parlo.

Eliana Ciappina

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