L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul precariato

Io sono una puleggia, io sono un bullone, io sono una vite, io sono una cinta di trasmissione, io sono una pompa! E adè la pompa l’è rota, la ‘n va poeü… e non c’è più verso di aggiustarla la pompa adesso.

                                                          (Tratto da “La classe operaia va in paradiso” di E. Petri)

Nata con la fascia tricolore annodata intorno al collo, coscientemente riversa con la faccia a terra, in assenza di respiro, costretta a soffocare nell’acqua torbida di una squallida ed insignificante pozzanghera. Così all’alba di giorno X di mese Y dell’anno 2021 si presentava la martoriata “Dignità lavorativa”. Nulla c’era ormai da fare per questa sfortunata figlia della Repubblica italiana.

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” articolo 1 della Costituzione.

Questo l’ordine delle cose che nella realtà, si sa, non coincide spesso e volentieri, con l’ordine nel quale le cose concretamente vanno. Probabilmente l’articolo citato sopra sembrerebbe più credibile se appartenesse alla Costituzione vigente nella colorata ed idilliaca città di Paperopoli (per informazioni sull’argomento vi invitiamo a consultare la fornita Biblioteca di qualsiasi ben attrezzata toilette domestica).

Il Bel Paese è una Repubblica ad oggi fondata, nella maggior parte dei casi, “sullo sfruttamento lavorativo”.  Un elenco di contratti di lavoro dai nomi ridicoli quanto la valenza del ridicolo rapporto lavorativo che dovrebbero disciplinare, tra Co.co pro alias galline intelligenti che collaborano ad un ambizioso progetto al Contratto Intermittente come le lampade al neon delle professionali macellerie dei film horror anni 80, Contratto a chiamata e chi ne ha più ne metta ma, forse, il punto della questione è che il vecchio e caro contratto a Tempo Indeterminato, nella propria essenza di tutela reale del lavoratore, è diventato più evanescente di qualsiasi leggenda metropolitana.

Per non parlare del super classico, il lavoro in nero. Sta bene su tutto, si trova dappertutto. Pieno di luoghi comuni da parte di chi difende la convenienza anche del lavoratore di evadere le tasse non dichiarando quanto percepisce tralasciando, però, l’assenza del versamento dei contribuiti ai fini pensionistici, assenza di permessi retribuiti, di ferie e dulcis in fundo di tutela sul posto di lavoro, sia essa riguardante vari ed eventuali infortuni, sia essa legata a scongiurabili, ma non impossibili, licenziamenti senza giusta causa. Ops che sbadata!!! Questo nel nostro assetto normativo potrebbe anche avvenire perché, con buona pace della tutela reale assicurata dalla forma originaria dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ad oggi con le modifiche apportate allo stesso dal Jobs Act tutto è possibile oltre che plausibile. Un mondo complesso, contorto quello del lavoro che ad oggi fa leva sulla condizione di precarietà di milioni di persone che non lavorano per vivere ma finiscono per sopravvivere lavorando.

Anche la situazione del datore di lavoro a volte assume i toni dell’assurdo in quanto il sistema normativo vigente finisce per ingabbiarlo in una burocrazia troppo asfissiante nella quale l’assunzione corretta, dignitosa e capace di offrire garanzie ad un dipendente diviene molto difficile. E mentre ci sorbiamo l’ultima tendenza estate 2021 sulla mancanza di voglia di lavorare perché è arrivato il Reddito di cittadinanza a svoltare la vita a milioni di italiani in pochi evitano di rubare ossigeno al pianeta supportando, attraverso un’informata ricognizioni di idee, tali affermazioni .Una cifra, quella attribuita attraverso sto benedetto Reddito di cittadinanza che è evidentemente incapace di permettere ad un individuo di non andare a lavorare comportando la conseguenziale sussistenza del lavoro in nero e della misura di politica attiva del lavoro, che tale non è essendo incapace di agire in una dinamica lavorativa nella quale eliminare il lavoro in nero sembra non essere una priorità reale ma anzi una quasi ragionevole e necessaria contingenza.

E la realizzazione professionale?

Sciocchezze qui si deve pensare a come mangiare!!! Subire è la parola d’ordine. Accontentarsi di essere mediocre manovalanza, abbruttiti esseri incapaci di reagire siamo diventati. Felici solo se capaci di permetterci l’ultimo Smartphone.

Marina Rizzo

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