Buon passaggio e buon ritorno, Franco

Qualche sera fa, seduta a gambe incrociate sul divano di un monolocale milanese, imbracciando la mia chitarra, mi esercitavo strimpellando “Prospettiva Nevski”, uno dei classici del Maestro, uno dei pezzi ai quali sono più affezionata.

Dopo essermi esercitata un po’ e aver riso tanto del mio poco talento musicale, sono rimasta a gambe incrociate su quel divano per qualche minuto, folgorata da un pensiero che mi ha colto all’improvviso, riportandomi indietro di alcuni mesi.

Era inverno, forse novembre, e stavo attraversando un periodo delicato, uno di quei periodi in cui le domande diventano tante, forse troppe, mentre le risposte scarseggiano in modo inesorabile. Era sera e, spulciando la lista dei film che mi sono ripromessa di guardare, trovai scritto: “Attraversando il bardo – Sguardi sull’aldilà”.  

Dopo un attimo di tentennamenti, decisi che probabilmente era arrivato il momento di guardarlo. Per chi non lo sapesse, si tratta di un documentario del 2014 prodotto da Franco Battiato (lo trovate tranquillamente su Youtube).

Non è stato facile vederlo in quel momento, e forse non si è mai davvero pronti a riflettere sulla morte, specie se la si vede come una fine. Ma Franco no, lui non ha mai visto la morte come una fine, lo sappiamo bene. Il “passaggio”, la definiva.

D’altronde, il “bardo”, nella filosofia buddista, non è altro che un momento di transizione tra la vita passata e quella prossima, uno stadio intermedio, un “passaggio”, appunto.

La notizia del suo passaggio risuona ovunque, in modo potente. Perché Franco era potente. È potente. Tra i grandi, sicuramente uno dei più grandi.

E io, di certo, non sono in grado di trovare le parole giuste per salutarlo e neanche quelle per dirgli grazie.

Allora, ancora una volta, prenderò in prestito le sue:

La cosa più importante è ricordare di non essere tristi o depressi, non ve ne sarebbe motivo. Bisogna mantenere piuttosto l’atteggiamento di un viaggiatore che ritorna a casa.”

Buon passaggio e buon ritorno a casa, Franco.

Deborah Foti

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