Ventisei

E se il “ventiventi” volesse insegnarci qualcosa? 
Sono gli anni del consenso dissenziente, del silenzio rumoroso, dell’anticonformismo domato, della rivoluzione in scatola, dell’indignazione preconfezionata, prêt a porter, da ingurgitare all’occorrenza. Sono gli anni nei quali se esprimi il tuo pensiero devi stare attento a non essere troppo approssimativo o troppo appassionato, verresti additato come pacifista o come estremista, verresti messo alla gogna virtuale per eccesso di umanità o per abuso di assuefazione. Sono gli anni di un’eterna partita a scacchi nella quale tu non sei l’alfiere o la regina e nemmeno il giocatore…sei la scacchiera cigolante. È proprio in questi anni, crocevia dell’umanità, che le grandi menti hanno il dovere morale di schierarsi, alzare la voce, impegnarsi a favore del vero…ma nell’era della disinformazione, della manipolazione, dell’odio come influenza virale…cosa fa davvero la differenza? Quali informazioni elaborare e quali invece scartare come cibo (per la mente) avariato, scaduto? Abbiamo perso la capacità di selezionare. Tutto nasce dalla selezione. Anche la natura lo fa, Darwin docet. Ma noi dalla natura mutevole , siamo alla deriva da troppo tempo. Neanche il 2020 ha avuto l’abilità di farci fermare davvero, riflettere di più, ascoltare ma soprattutto ascoltarci. Non predicare soltanto ma praticare l’amore universale. Non limitarci ad impiegare il tempo ma viverlo sul serio (negli sprazzi gli normalità che ci vengono concessi). Marinai senza bussola, sfiduciati del nostro istinto individuale, ci affidiamo a chi urla una rotta approssimativa dimenticando di guardare le stelle e ascoltare il vento ma soprattutto gli occhi di ci accompagna in questo cammino difficile. Come una massa di automi virtuali continuiamo a recitare in coro la dottrina politically correct: “Stay human”. Ma non basta. Seduti nel comodo delle nostre gabbie dorate schiacciamo ed esprimiamo sentenze a vuoto, i nostri pollici social hanno lo stesso peso del mondo. Non basta essere connessi se manca il vero filo conduttore, non serve indignarci per il grande dimenticando i problemi del piccolo, non è accettabile ergerci su pulpiti approssimativi dichiarandoci vittime e colpevoli perché il qualunquismo, ronzino di scarto, galoppa e vince la corsa. Nell’era del caos primordiale non è sconveniente trovarsi in difficoltà e ammetterlo, perdere l’orientamento per poterne trovare uno nuovo…concreto, efficace. Bisogna ragionare, fare un sospiro. Semplicemente…fermarsi e ricostruire, ricostruirsi. Non perdere mai il coraggio di schierarti ma soprattutto non perdere mai l’abitudine di informarti. Di documentarti. Non per diventare un tuttologo ma per dominare la mole di disinformazione che invade le nostre case. Di riuscire a discernere il putrido marciume vestito a festa dalla verità. La verità è facile da riconoscere…ripudia ogni genere di vanità e aporia logica. È pulita, semplice, diretta come una porta sbattuta in faccia, ma soprattutto è quella che resiste all’inesorabile logorio del mondo.

Sara Fazzari

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