La fobia della civiltà

Scherza coi fanti ma lascia stare i Zan(ti): si potrebbe riassumere così l’ennesima pagina buia di una Nazione che sembra non aver ancora metabolizzato l’accantonamento delle lunghe ed interminabili stagioni di caccia alle streghe. Non sono infatti bastati quattro secoli di processi, torture e roghi per inculcare nel mondo contemporaneo una strategia comune nel superamento di barriere mentali – e spesse volte ideologiche – che ledono la dignità dell’essere umano e calpestano l’affermazione di quel concetto universale che risponde al nome di civiltà.

Le lungaggini parlamentari, infatti, unite al meticoloso e scientemente pianificato boicottaggio dell’alleanza di centrodestra – Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – che fonda ancora nel machismo spicciolo la malsana idea di democrazia, stanno rallentando al Senato l’approvazione definitiva del ddl contro l’omotransfobia, ribattezzato anche “Legge Zan”, provvedimento che, a distanza di più di duemila anni dalla nascita di Cristo, istituirebbe pene esemplari nei confronti dei soggetti responsabili di atti di discriminazione fondati sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.

Sit in in piazza Castello a favore della legge Zan contro l’omofobia e la misoginia, Torino, 17 ottobre 2020. ANSA/TINO ROMANO

L’inquisizione contemporanea, facendo leva sull’isteria di massa, sul benaltrismo, sull’incapacità di recepire la violenza quale strumento di lenta distruzione della vita e dell’anima, ha bollato come “non prioritaria” una questione che tristemente riempie gli spazi di cronaca nera dei quotidiani, dei servizi televisivi, del mondo di Internet. Quei giudici supremi che si accalcano nei banchi deputati a garantire la libertà ed il benessere dei cittadini, riluttanti ad eliminare l’odore nauseabondo dell’impudicizia affinché si possa finalmente respirare l’aria pulita dell’evoluzione e del progresso, considerano atto di stregoneria una semplice legge, intesa come principio regolatore dell’uomo libero e ragionevole, che punta invece alla tutela delle vittime di odio e discriminazione.

“Ce la faremo”, “Ne usciremo migliori”, “Restiamo distanti oggi per essere uniti domani”: sono solo alcuni degli slogan principali che da oltre un anno rimbombano nelle nostre orecchie in un’altra battaglia, importante tanto quanto il riconoscimento del libero amore, della bellezza della diversità, dell’universalità della civilizzazione, contro un virus che ha modificato le nostre abitudini quotidiane. Quelle speranze, oggi, affrante giorno dopo giorno dal sacrificio di coloro che purtroppo non sono riusciti a sconfiggere il Coronavirus, si affievoliscono ulteriormente quando si scontrano con la superbia tracotante, l’indifferenza peccaminosa, l’omertà urlata di simili che calpestano i diritti dei propri simili. Una mascherina non servirà a coprire la vergogna, il vaccino dell’uguaglianza non verrà inoculato a tutti: la disumanità rimarrà perennemente in zona rossa.

Carmelo Nicotera

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